In questa domenica celebriamo la solennità del Battesimo di Gesù. La liturgia ci conduce sulle rive del fiume Giordano, non per contemplare un semplice episodio della vita di Cristo, ma per essere testimoni di una grande manifestazione del Signore. Questa festa è strettamente legata all’Epifania appena celebrata e prepara l’ascolto del Vangelo della prossima domenica, quando Giovanni Battista indicherà Gesù come l’Agnello di DIO. Epifania, Battesimo del Signore e testimonianza del Battista sono tappe di un unico cammino, che annuncia la venuta di DIO tra gli uomini per portarci la salvezza.
Il Vangelo di oggi presenta Gesù che si reca al Giordano e si mette in fila con i peccatori. Scende nelle acque come uno di noi, facendosi solidale con l’umanità segnata dal peccato. Entrando nell’acqua prende su di sé ciò che non gli appartiene e anticipa la sua morte; uscendone, prefigura la gloria della risurrezione. È nel mistero pasquale che l’umanità viene risanata dal peccato e resa capace di una vita nuova, come chiediamo nella preghiera iniziale della Messa.
Questo gesto di profonda umiltà suscita lo stupore di Giovanni Battista, ma Gesù accetta di essere annoverato tra i peccatori per condividere pienamente la nostra condizione e renderci partecipi della sua vita divina. Proprio nel momento del massimo abbassamento avviene la sua esaltazione: il cielo si apre, lo Spirito Santo discende come una colomba e la voce del Padre proclama Gesù Figlio amato. In questo evento si manifesta in modo chiaro il mistero della Santissima Trinità, comunione di amore che opera per la nostra rinascita spirituale.
Seguendo Cristo, il Figlio amato, impariamo a vivere da figli di DIO. La nostra vita non è frutto del caso, ma nasce da uno sguardo d’amore: siamo pensati, voluti e accompagnati da DIO. Sentirsi scelti e amati restituisce alla nostra esistenza la sua verità più profonda e liberante.


