Dopo l’arresto del cugino Giovanni, Gesù lascia Nazaret e si trasferisce a Cafarnao, città affacciata sulle rive del lago di Tiberiade. Non si tratta di un semplice spostamento geografico, ma di una scelta fortemente simbolica. Cafarnao era una città cosmopolita, abitata non solo da ebrei ma anche da pagani: con questo gesto Gesù afferma che il messaggio che annuncia non è riservato a pochi o a un solo popolo, ma è destinato a tutti.
Gesù è la luce che illumina il mistero di DIO e il mistero dell’uomo. Attraverso di lui scopriamo che DIO è Padre misericordioso e che il senso ultimo dell’esistenza umana è la comunione con Lui, già nella vita presente e, in pienezza, nella vita eterna. Per accogliere questa novità è necessaria la conversione, come Gesù stesso proclama: «Convertitevi, perché il regno di DIO è vicino». In queste parole si uniscono un appello e un annuncio.
La conversione richiesta non è formale, ma concreta: significa cambiare direzione, smettere di cercare lontano da DIO felicità e salvezza, e tornare a orientare verso di Lui lo sguardo e il cuore. Questa chiamata è motivata dalla vicinanza del Regno di Dio, cioè dalla presenza stessa di DIO nella storia attraverso Cristo. DIO non è più lontano, ma entra nella vita dell’uomo, rendendosi presente anche oggi attraverso la Chiesa.
La conversione prende forma nella sequela di Cristo. Seguendo Gesù, l’uomo si mette in cammino sotto la sua guida. È quanto avviene nella chiamata dei primi discepoli, raggiunti da Gesù nella quotidianità del loro lavoro. Chi accoglie questa chiamata entra in una vita nuova, dove il desiderio di bene, verità e bellezza può compiersi. Anche oggi il Signore bussa alla porta della nostra vita: se gli apriamo, non ci toglie nulla, ma ci rende partecipi della dignità di figli di DIO, facendo germogliare il mondo nuovo fondato su amore, gioia e pace.


