Il Vangelo di questa domenica presenta l’incontro tra Gesù e Giovanni Battista e offre la prima immagine pubblica di Cristo come DIO che si fa vicino, che viene incontro all’uomo nella sua storia concreta. In quel momento la sua identità resta ancora nascosta, ma Giovanni, illuminato dallo Spirito Santo, lo indica con parole decisive: “Ecco l’Agnello di DIO che toglie il peccato del mondo”. Questo annuncio, risuonato per la prima volta sulle rive del Giordano, continua a echeggiare in ogni celebrazione eucaristica e racchiude il cuore della fede cristiana.
Il Figlio di DIO si è fatto carne per prendere su di sé il peccato del mondo e liberare l’umanità dalla schiavitù del male. Questa liberazione non apre solo le porte del cielo, ma permette già ora di sperimentare una felicità autentica: la gioia che nasce dal sapere di essere amati, custoditi e accompagnati da DIO nel tempo e nell’eternità.
Sant’Agostino definisce il peccato come aversio a DEO et conversio ad creaturas: l’allontanamento da DIO, bene supremo, per cercare la felicità nelle cose create. Da qui scaturisce una profonda ferita interiore che conduce l’uomo dalla verità alla menzogna, dall’amore all’egoismo, dalla luce alle tenebre. Il peccato oscura l’immagine di DIO nell’uomo e lo conduce all’infelicità e alla solitudine.
Nel nostro tempo, però, il peccato viene spesso ridotto a fragilità psicologica o a semplice disagio interiore. Pur riconoscendo il valore delle scienze umane, la fede afferma che il peccato tocca il rapporto dell’uomo con DIO. Per questa malattia dell’anima esiste un solo medico: Gesù Cristo, morto e risorto per amore.
Gesù non si limita a diagnosticare il male, ma lo guarisce alla radice offrendo se stesso. La sua medicina è il perdono che riconcilia, la grazia che trasforma, l’amore che rigenera. Questa guarigione diventa esperienza viva nei sacramenti, nella preghiera e nell’incontro personale con Lui. Chiediamo allora di non allontanarci mai da questa fonte di amore, perché Cristo è oggi, come allora, l’Agnello di DIO che dona la gioia che non passa.


