San Carlo Borromeo, in alcuni scritti sulla Divina Eucaristia pronunciati il giorno del Corpus Domini del 9 giugno 1583, offre una profonda riflessione spirituale sul mistero eucaristico e sul suo effetto nella vita del cristiano. I testi, tratti dalle Omelie sull’Eucaristia e sul sacerdozio, presentano due pensieri principali.
Il primo pensiero è di carattere profondamente devoto. San Carlo richiama l’episodio evangelico della Visitazione, quando Elisabetta esclama: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Da qui nasce l’invito a vivere ogni Comunione con stupore e umiltà, riconoscendo che DIO stesso entra nella vita del credente. Il santo propone un atteggiamento interiore fatto di consapevolezza della propria indegnità e, insieme, di gratitudine per un dono così grande. Se il cristiano riuscisse a rinnovare questi sentimenti ogni volta che si accosta all’Eucaristia, anche adattandoli alla sensibilità contemporanea, la Comunione sarebbe più feconda e trasformante.
Il secondo pensiero riguarda il desiderio di Cristo di regnare sulla terra. Questo regno non è politico o esteriore, ma si realizza nel cuore dell’uomo. Per questo Gesù ha lasciato se stesso nel sacrificio dell’altare: per essere il vero Signore dell’interiorità umana.
San Carlo, osservando la folla durante la processione del Corpus Domini, riconosce molte forme di schiavitù spirituale. Denuncia i giovani dominati dalla sensualità, le donne prigioniere della vanità, gli avari accecati dal denaro e coloro che cercano solo il potere e il successo. Tutti questi “padroni” sono idoli falsi e crudeli.
L’Eucaristia, afferma il santo, è venuta a distruggere questi idoli e a liberare l’uomo, affinché possa proclamare con il profeta Isaia: «Solo in te è DIO, non ce n’è altri». Accolta con umiltà e fede, l’Eucaristia diventa così fonte di libertà, conversione e vita nuova.


