Concludiamo la lettura della Rerum Novarum, soffermandoci sugli ultimi paragrafi in cui Leone XIII affronta il tema dei congressi cattolici e, più in generale, dell’associazionismo cattolico. Si tratta di un insieme di associazioni di lavoratori e di datori di lavoro, coordinate dall’autorità ecclesiastica, che avevano lo scopo di orientare concretamente la vita sociale ed economica secondo il Vangelo. In un contesto storico in cui la presenza della Chiesa nel mondo del lavoro era capillare, questi congressi contribuivano a indirizzare sia le rivendicazioni dei lavoratori sia lo stile etico dei capitalisti cattolici.
Il Papa elogia tali esperienze perché, come afferma nel paragrafo 41, mantengono vivo in lavoratori e imprenditori il senso del dovere e l’osservanza dei precetti evangelici, imprimendo uno stile cristiano ai rapporti tra le classi. Due sono le caratteristiche fondamentali dell’associazionismo cattolico: l’autonomia e la disciplina. Le associazioni sono libere di organizzarsi e governarsi, ma sempre in vista di un fine preciso: il benessere fisico, economico e morale dell’uomo, alla luce della rivelazione cristiana.
La disciplina, chiarisce Leone XIII, passa soprattutto dall’istruzione religiosa: operai e datori di lavoro devono conoscere ciò che sono chiamati a credere, sperare e fare per salvarsi, perché la salvezza dell’anima ha priorità su ogni successo economico. Da qui il richiamo evangelico: non giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde se stesso.
Il Papa ribadisce che il fondamento delle regole sociali non può essere la sola ragione, ma la ragione illuminata dalla fede, poiché la religione risponde in modo più adeguato alla verità dell’uomo. La questione operaia trova quindi una risposta autentica nella promozione delle associazioni cattoliche, capaci di inserire il Vangelo nei problemi reali del lavoro e di generare giustizia, carità e concordia tra le classi.
L’enciclica si chiude con un appello urgente: ciascuno faccia la propria parte. Governi, imprenditori e lavoratori sono chiamati ad agire senza indugio, perché il vero e radicale rimedio ai mali sociali non può venire che dalla religione, dalla conversione e da una vita cristiana coerente, fondata sulla carità.


