Dopo aver visto nella Teologia della perfezione cristiana l’importanza della concupiscenza nella battaglia spirituale, vengono presentati altri rimedi offerti dalla fede per combatterla.
Il primo rimedio naturale, già trattato, è la fuga dalle occasioni pericolose. Tuttavia la fede propone motivazioni ancora più profonde.
Il primo rimedio soprannaturale è considerare la dignità del cristiano. Chi riflette sulla grandezza della propria vocazione, ricevuta da DIO, difficilmente vorrà degradare se stesso con il peccato. La consapevolezza della dignità dell’anima e del corpo diventa quindi uno stimolo potente a custodire la purezza e a evitare ciò che sporca la vita interiore.
Un secondo rimedio consiste nel considerare il castigo del peccato. Se la nobiltà della dignità cristiana non basta a frenare l’uomo, allora può aiutarlo ricordare le conseguenze del peccato: il purgatorio o, peggio, l’inferno. La Sacra Scrittura invita a meditare sui giudizi di DIO. San Paolo stesso afferma di castigarsi e disciplinare il proprio corpo per non perdere la salvezza dopo aver predicato agli altri. Il piacere del peccato è breve, mentre la pena che ne deriva può essere lunga e dolorosa; perciò, anche solo da un punto di vista razionale, il peccato è un cattivo affare.
Un rimedio ancora più alto è il ricordo della Passione di Cristo. Le motivazioni che nascono dall’amore sono più nobili di quelle che derivano dal timore. Cristo ha sofferto ed è stato crocifisso a causa dei peccati degli uomini. Meditare la sua Passione — nelle Scritture, nella Via Crucis o nella contemplazione delle sue sofferenze — ricorda al credente il prezzo pagato per la redenzione.
Ricordare che i nostri peccati hanno causato le sofferenze di Cristo deve spingerci a lottare contro la concupiscenza, per amore e gratitudine verso di Lui.


