La terza apparizione di Ghiaie, avvenuta il 15 maggio 1944, si colloca in un contesto segnato dalla guerra e dalla sofferenza diffusa. Fin dal mattino, numerosi pellegrini affluiscono al villaggio, portando con sé angosce e speranze: chiedono preghiere per i figli malati, per i soldati lontani e per la fine del conflitto. La folla diventa così espressione concreta del dolore collettivo e della fede di un popolo provato. Adelaide, tra la gente, riesce a farsi strada e si raccoglie in preghiera con altre bambine, mentre il rosario si diffonde tra i presenti come un’unica voce.
All’improvviso il volto di Adelaide si illumina: appare la Sacra Famiglia in una luce intensa, preceduta dal volo di due colombe bianche. Il Bambino Gesù e la Madonna sono circondati da una moltitudine di piccole luci, segno delle anime innocenti. Questa visione sottolinea il valore della purezza e della sofferenza innocente unite a DIO. Rapita, Adelaide presenta alla Madonna le suppliche delle famiglie.
La risposta è chiara e decisa: per ottenere grazie è necessaria penitenza, preghiera e conversione. Anche la fine della guerra dipende da questa risposta umana. La libertà dell’uomo e la sua conversione diventano quindi decisive nella storia. La Madonna stessa invita alla preghiera, guidando il Padre nostro in un momento di profonda comunione spirituale.
La scena assume infine un significato simbolico più ampio: la Chiesa appare come corpo sofferente unito alla croce di Cristo, mentre le “stelline” rappresentano i piccoli martiri e le anime innocenti partecipi della redenzione. Adelaide emerge come mediatrice, chiamata a una missione di preghiera e sofferenza orientata a DIO.


