Nel primo quesito di “100 problemi di coscienza”, Mons. Raffaele Baratta affronta la questione della salvezza per coloro che non hanno fede. La fede è necessaria alla salvezza, come insegna la Sacra Scrittura: “Senza la fede è impossibile piacere a DIO” (Ebrei 11:6). Gesù stesso afferma che la vita eterna consiste nel conoscere DIO e chi Egli ha mandato (Giovanni 17:3). La fede è dunque il fondamento della salvezza, una partecipazione alla luce divina che illumina il nostro intelletto, permettendoci di conoscere e amare DIO in modo soprannaturale.
Il mistero di DIO non è accessibile alla sola ragione umana, che può solo giungere a una conoscenza analogica di Lui. Solo DIO può rivelare la Sua verità agli uomini, come ha fatto attraverso Gesù Cristo, che è il rivelatore del Padre (Giovanni 1:18). La fede è quindi una virtù soprannaturale, che ci porta ad aderire alla rivelazione di Dio non perché la comprensione razionale ci convinca, ma perché ci fidiamo dell’autorità divina.
Il testo esamina anche chi non riesce a credere. La mancanza di fede può derivare da tre cause principali: la grazia divina, la volontà dell’uomo e l’intelletto. Se l’intelletto è sincero nella ricerca della verità, ma non trova ancora motivi sufficienti, non si ha colpa. Tuttavia, quando l’uomo non vuole credere, rifiutando volontariamente la rivelazione di DIO, si pone fuori dalla via della salvezza.
Infine, si sottolinea che DIO vuole la salvezza di tutti, ma la libertà umana di accogliere o rifiutare la fede è cruciale. La fede è un dono divino che illumina l’intelletto, ma la sua accoglienza dipende dalla volontà di aprirsi alla luce di DIO.


