Nel passaggio finale della Rerum Novarum, Papa Leone XIII affronta il tema delle associazioni dei lavoratori, argomento che si collega direttamente ai doveri dello Stato e della Chiesa, già trattati nei paragrafi precedenti. Se prima il Papa aveva parlato delle responsabilità delle istituzioni, ora si concentra sull’importanza delle associazioni e corporazioni di lavoratori, ovvero gruppi di persone che si uniscono per tutelare i loro diritti. Questo è particolarmente significativo, dato che all’epoca la libertà di associazione non era ancora ben sviluppata e le moderne forme di sindacato non esistevano ancora.
Leone XIII riconosce che queste associazioni sono necessarie per garantire l’armonia sociale, e rende legittime le forme di mutuo soccorso, le assicurazioni e le corporazioni artigiane, che già esistevano sin dal Medioevo. Il Papa sottolinea che queste organizzazioni contribuiscono al bene comune e migliorano la condizione dei lavoratori, mettendo in pratica virtù cristiane come la fraternità e la carità.
Nel paragrafo 37, il Papa si oppone alla falsa idea che tali associazioni dovrebbero essere soppresse. In realtà, secondo lui, l’uomo ha un diritto naturale a associarsi, un principio che lo Stato deve rispettare, poiché l’uomo è per sua natura sociale. Tuttavia, se le associazioni promuovono l’ingiustizia o la violenza, lo Stato ha il dovere di intervenire.
Infine, il Papa menziona gli ordini religiosi, che, pur essendo sotto l’autorità della Chiesa, sono anch’essi forme di associazione. Il Papa denuncia anche la persecuzione che talvolta questi ordini subiscono da parte dello Stato, lamentando la contraddizione per cui alcune associazioni cristiane vengono ostacolate, mentre altre, contro la religione e lo Stato, vengono promosse.
In sostanza, Leone XIII invita a tutelare la libertà di associazione, in particolare per il bene comune, e a difendere l’ordine religioso come fondamentale per una società giusta e stabile.


