In questi giorni siamo spesso sopraffatti dalle musiche natalizie: liturgiche e sacre, ma anche profane, rock o pop. Per questo l’ascolto proposto evita di appesantire ulteriormente l’orecchio e sceglie un brano breve, originale e lontano dalla sonorità natalizia più convenzionale. Il riferimento è a Camille Saint-Saëns, compositore francese della seconda metà dell’Ottocento, figura molto originale e complessa, oggi poco conosciuta dal grande pubblico ma centrale nella formazione dei musicisti.
Saint-Saëns cercò per tutta la vita una via musicale personale, in pieno spirito romantico. Fondò una società di musicisti francesi per promuovere una scuola nazionale, pur guardando con ammirazione alla tradizione tedesca. Sostenne la superiorità della musica strumentale “pura” rispetto all’opera, dominante nel suo tempo, e costruì un catalogo vastissimo: opere liriche, oratori, musica di scena, poemi sinfonici.
Tra le sue composizioni figura anche un Oratorio di Natale, scritto quando era poco più che ventenne. L’opera, in dieci movimenti, si ispira ai Vangeli dell’infanzia e ai testi della liturgia, con un organico contenuto: cinque solisti, coro, organo, arpa e quintetto d’archi. Il modello evidente è Bach, citato esplicitamente in partitura, ma l’opera resta profondamente romantica.
Il secondo movimento, oggetto dell’ascolto, mette in musica l’annuncio degli angeli ai pastori. Il testo sorprende già nella scelta di “Gloria in altissimis Deo”, variante meno consueta che cattura l’attenzione dell’ascoltatore. Il Gloria è affidato inizialmente alle voci femminili, chiaro rimando ai cori angelici, poi ripreso da quelle maschili, come risposta dei pastori e dell’umanità intera. Nel “Et in terra pax” l’intero coro costruisce un clima di pace, simbolo di un’umanità unita dalla nascita del Signore.


