Nei capitoli 14 e 15 dell’Imitazione di Cristo si riflette sull’importanza di evitare giudizi temerari e di agire sempre per amore. L’autore ci invita a concentrarci su noi stessi, senza giudicare le azioni degli altri, poiché questo porta spesso a errori e peccati. Gesù stesso ci ammonisce sul giudicare gli altri senza prima guardare i nostri difetti, come dice nel Vangelo: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?” (Luca 6). Sebbene a volte sia necessario correggere il prossimo, bisogna farlo per il suo bene, senza presunzione.
Molti giudicano secondo i propri preconcetti e spesso agiscono più per interesse personale che per verità. Quando ci concentriamo su di noi, le nostre azioni diventano più frutto dell’amore per DIO che della ricerca di gratificazioni personali. Se tutto ciò che facciamo è fatto con amore, anche le azioni più piccole diventano fruttuose, mentre le opere fatte senza amore sono prive di valore.
L’autore prosegue dicendo che, nel nostro amore per gli altri, spesso siamo spinti da inclinazioni naturali e desideri egoistici. La carità autentica non cerca il proprio interesse, ma vuole solo che si realizzi la gloria di DIO. Chi possiede una carità perfetta non è invidioso e non cerca il proprio godimento, ma desidera esclusivamente la beatitudine in DIO.
Infine, l’autore conclude con le parole di Paolo sulla carità: essa è paziente, benigna, non invidiosa e non cerca il proprio interesse, ma si compiace della verità.


