Prima di iniziare la lettura del Trattato della vera devozione a Maria, è opportuno offrire alcuni elementi introduttivi sull’opera e sulla sua storia. Il manoscritto originale del trattato è conservato nell’archivio generale della Compagnia di Maria ed è interamente autografo, scritto cioè di pugno dal suo autore, san Luigi Maria Grignion de Montfort. Tuttavia, il testo è giunto fino a noi incompleto: mancano infatti la parte iniziale e quella finale. All’interno dell’opera compaiono diversi riferimenti a sezioni assenti, come la formula di consacrazione, la benedizione della catenella quale segno di consacrazione e alcune pratiche legate al disprezzo del mondo, che non si ritrovano nel manoscritto oggi disponibile.
Il trattato fu composto negli anni 1712-1713, circa tre o quattro anni prima della morte dell’autore. Rimase inedito per tutta la sua vita e anche dopo la sua morte cadde nell’oblio, confuso tra le poche cose lasciate da un uomo che visse in estrema povertà. Lo stesso Montfort aveva profetizzato che l’opera sarebbe rimasta “sepolta nel silenzio di un baule”, come scrive al numero 114: profezia che si avverò puntualmente.
Soltanto nel 1842, circa 130 anni dopo la sua morte, il manoscritto fu ritrovato nella biblioteca della casa madre della Compagnia di Maria ad Annoir-sur-Sèvre, proprio mentre era in corso il processo di beatificazione dell’autore. Ricopiato e inviato a Roma, il testo venne pubblicato per la prima volta nel 1843, conoscendo da allora una diffusione straordinaria: circa 400 edizioni e oltre 40 traduzioni.
Il trattato si presenta come un vero e proprio manuale di spiritualità mariana, ricco di fondamenti biblici, patristici e teologici. L’autore propone un itinerario spirituale concreto, sostenuto da pratiche devozionali interiori ed esteriori, capace di incidere profondamente nella vita quotidiana. Alla luce dei suoi insegnamenti si sono formati numerosi santi e beati; tra questi spicca san Giovanni Paolo II, che fece del Totus Tuus — espressione centrale della vera devozione a Maria — il cuore del suo motto pontificio. Si tratta dunque di un testo di grande rilievo nella storia della spiritualità cristiana, ieri come oggi.


