Nei capitoli 12 e 13 dell’Imitazione di Cristo si riflette sui vantaggi delle avversità e sulla necessità di resistere alle tentazioni. Le difficoltà e le contrarietà non sono un male inutile: esse richiamano l’uomo a sé stesso, lo aiutano a comprendere che questa vita è un esilio e che la sua speranza non può poggiare sulle cose del mondo. Anche l’essere giudicati ingiustamente, pur avendo buone intenzioni, favorisce l’umiltà e protegge dalla vana gloria. Come ricorda il Vangelo, chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.
Quando siamo offesi o screditati, siamo spinti a cercare con maggiore forza il testimone interiore, DIO stesso. Finché viviamo, non saremo mai senza tribolazioni e tentazioni: la Scrittura afferma che la vita dell’uomo sulla terra è una continua prova. Nessuno è così santo da esserne del tutto immune, e proprio per questo è necessario vigilare e perseverare nella preghiera. Le tentazioni, per quanto pesanti, spesso sono utili perché umiliano, purificano e istruiscono.
I santi hanno attraversato molte prove e proprio così sono cresciuti; chi invece non ha resistito si è smarrito. La causa principale della tentazione è la mancanza di stabilità spirituale e di fiducia in DIO. Come una nave senza timone, l’uomo che abbandona i suoi propositi viene trascinato dalle onde. La tentazione, come il fuoco che prova il ferro, rivela ciò che realmente siamo.
È fondamentale resistere fin dall’inizio: il nemico vince terreno quando gli si permette di entrare nella mente. Da un pensiero nasce l’immaginazione, poi il compiacimento e infine il consenso. Tuttavia non bisogna scoraggiarsi: essere tentati è spesso segno che si sta cercando di camminare nella via del Vangelo. Anche Gesù fu tentato. Perciò, nell’umiltà, affidiamoci a DIO, che salva e innalza gli umili di spirito.


