Nella Teologia della Perfezione Cristiana di Antonio Royo Marín, affrontando la lotta contro la propria carne, vengono indicati alcuni rimedi contro la concupiscenza. Dopo aver considerato la mortificazione nelle cose lecite, si passa al secondo rimedio: amare la sofferenza e la croce.
Nulla, afferma Royo Marín, si oppone agli assalti della sensualità quanto il saper soffrire con calma e costanza d’animo, accettando il dolore e persino imponendoselo volontariamente. Qui nasce spesso una resistenza interiore: molti sono disposti ad accettare la sofferenza, ma non ad amarla. Eppure, la tradizione dei santi mostra che la sofferenza e la croce vanno imparate ad amare, perché così ha vissuto Cristo e così hanno vissuto coloro che lo hanno seguito radicalmente.
I santi non si sono privati di qualcosa di buono, ma si sono liberati dalla sete insaziabile di piaceri. Gesù stesso, nella sua Passione, abbraccia la croce non per amore della sofferenza, ma per amore nostro. I santi hanno imitato questo atteggiamento, scoprendo che la ricompensa della croce non è solo nell’eternità, ma già su questa terra. Alcuni giungono persino a trovare nel dolore una gioia profonda, come testimoniano Santa Teresa d’Avila, Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, San Giovanni della Croce e Santa Teresina del Bambin Gesù.
Secondo Royo Marín, questo dominio di sé costituisce la più forte difesa contro gli assalti della concupiscenza, come mostrano anche esempi estremi di santi quali San Benedetto e San Francesco.
Il terzo rimedio è la lotta contro l’ozio. L’ozio è il terreno più fertile per la sensualità, mentre l’impegno, soprattutto intellettuale, rafforza lo spirito e indebolisce le passioni disordinate. La temperanza e la castità, infatti, predispongono l’anima a una vita più libera, ordinata e aperta a DIO.


