Il ruolo dello Stato e della legge riguardo all’eutanasia solleva interrogativi profondi sulla natura stessa delle istituzioni, poiché nel momento in cui uno Stato approva tali pratiche cessa di essere il garante dei diritti fondamentali per trasformarsi in un decisore di morte. Sebbene lo Stato moderno debba confrontarsi con le istanze dei cittadini, esso ha il dovere di non recepire istanze che risultino lesive della dignità umana, considerando che la legislazione civile esercita una forte influenza etica sulla moralità pubblica.
È fondamentale comprendere che non tutto ciò che la legge permette è anche moralmente accettabile, specialmente quando si tratta di vita e morte. Come sottolineato da Papa Leone X nel 2026, la società civile deve rispondere alla sofferenza non con l’eutanasia, ma con soluzioni concrete come le cure palliative e una solidarietà autentica, rifiutando ogni forma di illusoria compassione. Le conseguenze di una legalizzazione sarebbero infatti drammatiche: il rispetto per la vita diminuirebbe drasticamente e i medici subirebbero una pressione sociale inaccettabile, trasformando la loro missione di cura in un mandato di morte e minando il rapporto di fiducia con il paziente. Inoltre, si rischierebbe di creare un clima in cui il malato si sente obbligato a morire per non essere un fardello, rendendo assurda una società che elimina il sofferente perché non riesce a eliminare la malattia.
Per contrastare questa cultura è necessario ribadire che l’essere umano è creato a immagine e somiglianza di DIO, il quale lo chiama all’esistenza per amore. Questa vocazione alla vita si sviluppa prioritariamente nella famiglia, dove si impara l’accoglienza e il servizio verso il prossimo. In definitiva, la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano e una società può dirsi sana solo se ne protegge la sacralità. Mettere le famiglie in condizione di prendersi cura di ogni esistenza è dunque una priorità etica assoluta, ricordando che la vita è un dono inestimabile che appartiene al progetto d’amore di DIO.


