Nella veglia della notte di Pasqua celebriamo, come canta l’inno pasquale, la vittoria del più grande dei re, che ha riportato la gioia sulla terra e ha messo in fuga le tenebre del peccato e della morte. Questo re è l’uomo Cristo Gesù, il Verbo di DIO fatto carne. In questa notte è accaduto qualcosa di unico e decisivo: Cristo è risorto vittorioso dal sepolcro, come annuncia l’angelo: “Non abbiate paura, non è qui, è risorto”.
Affermare che Cristo è risorto significa riconoscere una trasformazione radicale: da carne destinata alla corruzione a carne partecipe della vita di DIO. Poiché Cristo si è unito a ogni uomo, celebrando la sua risurrezione celebriamo anche il destino dell’umanità. Egli è il primogenito di molti fratelli: ciò che è accaduto a lui riguarda ciascuno di noi. Gesù è risorto perché anche noi possiamo risorgere con lui, nella pienezza della nostra identità.
In questa notte santa, cielo e terra si uniscono, il peccato è vinto, la morte sconfitta e la speranza riaccesa. La risurrezione rappresenta la novità unica del cristianesimo: la promessa della vita eterna con DIO.
Ma come si realizza in noi questo mistero? Attraverso i sacramenti, in particolare il battesimo e l’Eucaristia. Nel battesimo siamo immersi nella morte e risurrezione di Cristo, diventando figli di DIO e membri della Chiesa. Questa vita nuova è poi nutrita dall’Eucaristia, in cui riceviamo Cristo stesso, “farmaco di immortalità”, capace di introdurci alla vita eterna.
Accogliendo l’invito dei santi ad andare a Cristo, luce e fonte di libertà, possiamo infine riconoscere che, se Cristo è davvero risorto e vive in noi, la morte non ha più l’ultima parola e la gioia diventa una possibilità reale.


