Nella terza domenica di Quaresima il Vangelo racconta l’incontro tra Gesù e la donna samaritana. Di lei si dice che ha avuto cinque mariti e che l’uomo con cui vive non è suo marito. Non è solo un dato biografico: è il ritratto di una vita segnata da relazioni spezzate e da una continua ricerca di amore capace di colmare il vuoto del cuore.
Questo episodio ci aiuta a capire che il Signore non si limita a camminare accanto all’uomo, ma prende sul serio il desiderio di bene, di felicità, di amore e di giustizia presente nel cuore di ogni persona. Anche noi, come la samaritana, a volte facciamo fatica a comprendere come Gesù possa rispondere a questo bisogno. Eppure, quando ascoltiamo davvero le sue parole, esse toccano il cuore, accendono la speranza e donano consolazione e pace interiore.
Il momento decisivo arriva quando Gesù non rimane sul piano della discussione ma rivela la verità più profonda. Dice alla donna: “Sono io che parlo con te”. In altre parole, la risposta alla sete dell’uomo non è qualcosa, ma qualcuno: è Lui stesso.
La samaritana è così invitata a riconoscere in quell’uomo non solo un viandante stanco, ma la presenza stessa di DIO che entra nella vita dell’uomo per illuminarne il mistero. Davanti alla vita sono possibili due sguardi: quello senza fede, che vede l’esistenza come un cammino destinato al nulla, e quello della fede, che scopre l’amore di DIO presente già ora e oltre la morte.
Cristo, Figlio di DIO, ha scelto di condividere la nostra condizione fragile per offrirci la salvezza. In Lui non troviamo una teoria, ma una presenza che riempie di senso la vita: è l’acqua viva che disseta, il pane che sfama, l’amore che dona pienezza.
Per questo la comunità cristiana si riunisce ogni domenica: per incontrare il Signore nella sua Parola e nell’Eucaristia. Quando accogliamo davvero l’amicizia di Gesù, tutto cambia: le gioie diventano più profonde, le fatiche più sopportabili e perfino la morte non appare più come la fine, ma come l’incontro definitivo con DIO.


