In questa prima domenica di Quaresima la liturgia ci pone una domanda decisiva: con chi vogliamo stare? Con Adamo ed Eva, che hanno scelto la via della disobbedienza a DIO, oppure con Cristo, il nuovo Adamo, che ha percorso la via dell’obbedienza e della fedeltà?
Il libro della Genesi ci conduce alle origini e ci ricorda che l’uomo è plasmato dalla terra: è polvere, creatura fragile e limitata. Ma quella polvere è stata raggiunta dal soffio di DIO. L’essere umano non è soltanto materia, è creatura voluta a immagine e somiglianza di DIO, chiamata alla comunione con Lui. In questo sta la sua vera dignità.
Per custodire questa verità, DIO pone un limite: non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male. Non è un divieto capriccioso, ma il segno che l’uomo non è il creatore. La tentazione nasce quando il limite, che è custodia della comunione, viene reinterpretato come ostacolo alla felicità. Il serpente insinua il sospetto che DIO non voglia il bene dell’uomo. Così il peccato si presenta sotto apparenze attraenti e promettenti: non scegliamo il male perché lo riconosciamo tale, ma perché lo scambiamo per un bene più facile. Il risultato è drammatico: paura, vergogna, rottura. Il peccato non rende più grandi, rende più soli.
Nel Vangelo, nel deserto, anche Gesù è tentato. Le seduzioni toccano i bisogni materiali, il successo, il potere. Dove il primo uomo ha scelto l’autonomia, Cristo sceglie l’obbedienza amorosa al Padre. Rimane saldo nella Parola di DIO, senza compromessi.
Ogni giorno siamo davanti alla stessa alternativa. Ogni volta che scegliamo di fare a meno di DIO non diventiamo più liberi, ma più vulnerabili. La Quaresima è tempo di realismo e fiducia: riconosciamo la nostra fragilità, ma confidiamo che Cristo ha già vinto. La gloria di DIO è l’uomo vivente: questa è la meta del nostro cammino.


