Nella Teologia della perfezione cristiana di Antonio Royo Marín viene affrontata la lotta spirituale che ogni cristiano deve sostenere per raggiungere la santità. Dopo aver considerato i nemici esterni — il mondo e il demonio — l’autore si concentra sul nemico interno: la carne. In particolare, analizza la concupiscenza, ossia la sete insaziabile di godimento che nasce come conseguenza del peccato originale.
Il piacere, in sé, non è un male. DIO lo ha voluto come mezzo per favorire attività essenziali alla conservazione dell’individuo e della specie, come il nutrimento e la generazione. Prima del peccato originale, però, esisteva un perfetto equilibrio: gli appetiti inferiori erano pienamente sottomessi alla ragione. Con la caduta, questo ordine si è spezzato e la concupiscenza tende spesso a ribellarsi alla ragione, spingendo l’uomo verso il peccato.
Fare del piacere il fine della vita non è solo un errore di fede, ma prima ancora un errore di ragione. La ragione, illuminata dalla fede, deve governare gli istinti e ricondurli al fine voluto da Dio. San Paolo ha espresso con grande forza questo conflitto tra carne e spirito, mostrando come la vita cristiana sia una lotta continua per sottomettere i desideri disordinati al controllo razionale e spirituale.
Royo Marín riconosce che è difficile stabilire il confine tra piacere lecito e illecito, soprattutto nella concretezza della vita quotidiana. I piaceri onesti possono facilmente diventare occasione di disordine se ricercati per se stessi. Per questo la tradizione cristiana ha sempre consigliato la mortificazione, non per vedere il peccato dove non c’è, ma per proteggere il bene da un rischio reale.
La temperanza diventa così una virtù fondamentale, specialmente perché il piacere coinvolge tutto l’organismo e, in particolare, il senso del tatto, che dopo il peccato originale tende con maggiore forza ai piaceri disordinati. Moderare anche i piaceri leciti è parte integrante della vita cristiana ordinaria di chi desidera camminare sulla via della perfezione.


