Tra i grandi “pasticci” della storia della musica, uno dei più affascinanti riguarda il Miserere di Gregorio Allegri, capolavoro avvolto fin dall’inizio da un’aura di mistero. Composto nel 1630 sul Salmo 50, il brano era destinato al Mattutino del Venerdì Santo nella Cappella Sistina. L’esecuzione avveniva a luci spente, con due cori contrapposti ai lati della chiesa: un effetto suggestivo e quasi teatrale che contribuì alla sua fama.
Fin da subito ne fu vietata la pubblicazione e l’esecuzione fuori dalla cappella pontificia. Nacque persino la leggenda — mai verificata — della scomunica per chi avesse copiato o diffuso lo spartito. Questo divieto alimentò il mito dell’opera, rendendola oggetto di curiosità in tutta Europa.
Il secondo episodio celebre risale al 1770: il giovane Mozart, in visita a Roma, ascoltò il Miserere e lo trascrisse interamente a memoria poche ore dopo. L’impresa suscitò tale ammirazione che, secondo la tradizione, il Papa non lo punì ma ne lodò il talento. Da quella trascrizione derivarono le prime pubblicazioni e la progressiva diffusione del brano.
Tuttavia, ciò che oggi ascoltiamo non coincide con l’originale di Allegri. Il fascino dell’opera era dovuto anche ad abbellimenti improvvisati dai cantori, mai messi per iscritto. Inoltre, una serie di errori di copiatura e trascrizione — scambi di parti, cambi di chiave, altezze modificate — trasformò gradualmente la composizione. Paradossalmente, questi sbagli resero la melodia ancora più intensa e spettacolare.
Così, da equivoci e imperfezioni nacque la versione che oggi conosciamo: un capolavoro frutto anche di errori umani, capace però di commuovere ancora fino alla “pelle d’oca”. In questa vicenda si può leggere anche un segno di DIO, che talvolta scrive diritto sulle righe storte degli uomini.


