Il filone dello Stabat Mater in musica ha avuto moltissimi esponenti: numerosi compositori, soprattutto nel mondo cattolico, si sono confrontati con questo tema legato alla passione di Cristo. Accanto a questa tradizione molto diffusa esiste però un altro filone quaresimale, più di nicchia e meno conosciuto: quello delle sette ultime parole di Cristo in croce. Di questo tema esistono alcune composizioni tra il XVIII e il XIX secolo, ma sono relativamente poche. Il filone diventa più celebre a partire da Joseph Haydn, che nel 1787 realizzò una versione per orchestra e coro su commissione di un vescovo.
Questo genere musicale rappresenta un modo particolare di meditare la passione: si concentra direttamente sulle parole pronunciate da Gesù sulla croce, le cosiddette ipsissima verba, cioè le sette frasi tramandate dai Vangeli nelle ultime ore della sua vita.
Tra le interpretazioni contemporanee spicca quella del compositore scozzese James MacMillan. Cattolico in un contesto culturale dove questa scelta è minoritaria, MacMillan vive la fede come testimonianza profonda e impegnativa: lui e sua moglie sono terziari domenicani e nella sua musica emerge spesso l’intreccio tra fede, arte e testimonianza personale.
Dal punto di vista musicale, MacMillan utilizza un linguaggio moderno ispirato alla tradizione dodecafonica, in cui le dissonanze e i dodici suoni della scala sono impiegati con grande libertà. Ne risulta una musica spesso sospesa, priva di un centro tonale stabile, capace di creare tensione e attesa. Tuttavia, nelle sue composizioni questa tensione torna ciclicamente a una nota di riposo, quasi un “ritorno a casa” sonoro.
Le sette parole di Cristo in croce di MacMillan, composte nel 1993 in collaborazione con la BBC e diffuse durante la settimana santa, non utilizzano solo le frasi evangeliche: il compositore le arricchisce con testi della liturgia del venerdì santo, ampliando la meditazione spirituale.
Nel movimento dedicato alla frase “oggi sarai con me in paradiso”, MacMillan associa l’antifona gregoriana ecco il legno della croce, venite adoriamo. L’antifona viene ripetuta tre volte da diverse voci — bassi, tenori e contralti — a simboleggiare l’umanità intera chiamata ad adorare la croce. Proprio sulle parole “venite adoriamo” la musica trova un punto di stabilità che contrasta con le dissonanze precedenti, creando un momento di pace e ritorno.


