Ogni tempo liturgico possiede testi e brani musicali caratteristici. La Quaresima, nella tradizione cristiana, è segnata da sobrietà: nei secoli passati si riduceva la musica anche nelle grandi cattedrali, favorendo il silenzio e preparando il repertorio del Triduo pasquale, cuore dell’anno liturgico.
Nel mondo protestante si sviluppa il genere della “Passione”, che mette in musica e drammatizza le ultime ore di Gesù; in ambito cattolico, invece, si afferma la sequenza dello Stabat Mater, attribuita a Jacopone da Todi, che contempla la crocifissione dal punto di vista di Maria. Il testo, ricco di affetti ed emozioni, trova particolare valorizzazione nel periodo barocco, sensibile all’espressione del pathos.
Tra le molte versioni musicali, la più celebre è quella di Giovanni Battista Pergolesi, composta nell’ultimo anno della sua breve vita. Malato di tubercolosi e consapevole del poco tempo rimasto, il musicista conclude l’opera con la scritta “Finis. Laus Deo”, quasi affidando a DIO, il creatore dell’Universo, il compimento del suo lavoro. Il risultato è un brano di straordinaria intensità emotiva, in cui la sofferenza diventa preghiera.
La composizione, per due voci femminili e accompagnamento sobrio, esprime con finezza il dolore di Maria ai piedi della croce. Le dissonanze create dall’ingresso sfalsato delle voci evocano il pianto, mentre le linee discendenti degli archi richiamano le lacrime che scorrono sul volto della Madre. Accanto a questo, le note lunghe e ferme suggeriscono la stabilità e il coraggio di Maria, salda nel dolore.
Attraverso questa musica, l’ascoltatore è invitato a contemplare il mistero della croce con lo sguardo di Maria, lasciando che la meditazione si trasformi in esperienza interiore e in incontro con DIO.


