Nei capitoli 18 e 19 si propone al discepolo lo sguardo sui grandi padri santi, perché dal loro esempio nasca un serio desiderio di conversione. Contemplare la loro vita significa riconoscere quanto sia fragile e mediocre la nostra sequela, se confrontata con la loro radicalità. Senza andare lontano nel tempo, basti pensare anche ai martiri di oggi: cristiani perseguitati, incarcerati, torturati e uccisi per la loro fedeltà a Cristo.
Gli apostoli, i martiri, le vergini e i padri del deserto servirono il Signore nella fame e nella sete, nel freddo e nella fatica, tra veglie, digiuni e preghiere incessanti. Sopportarono tentazioni, persecuzioni e umiliazioni, combattendo con coraggio contro i propri vizi. Vivevano con l’intenzione sempre rivolta a DIO, lavorando di giorno e pregando di notte, senza interrompere l’orazione interiore. Rinunciarono a ricchezze, onori e cariche, scegliendo l’essenziale. Disprezzati dagli uomini, erano però preziosi agli occhi di DIO.
Di fronte a tali esempi risuona l’invito evangelico: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». La loro vita dimostra che la santità non è un’idea astratta, ma una lotta quotidiana, perseverante e totale. Oggi, invece, ci si accontenta di poco: basta non tradire apertamente la fede per ritenersi buoni. È il segno di una tiepidezza che spegne presto il fervore iniziale.
Per questo il testo invita a un addestramento spirituale concreto: raccogliersi ogni giorno, al mattino per fare propositi e alla sera per esaminare parole, pensieri, decisioni e atteggiamenti. Il discepolo deve armarsi come un soldato contro il male, imparando anzitutto il dominio di sé. Tenere a freno la gola aiuta a governare le altre passioni. Infine, è necessario occupare il tempo in ciò che nutre l’anima: lettura, scrittura, preghiera, meditazione e opere utili.
La via indicata è chiara: disciplina interiore, vigilanza e fedeltà quotidiana per crescere nelle virtù e restare orientati a DIO.


