Il Trattato della vera devozione a Maria si sofferma, in questo passaggio, su un apparente paradosso: dopo aver esaltato la grandezza di Maria, ne evidenzia la piccolezza. L’autore afferma infatti che Maria, pur essendo la più santa tra le creature, di fronte alla maestà infinita di DIO è “meno di un atomo”, anzi “non è proprio nulla”. Questo non è un disprezzo, ma un modo per ribadire la distanza infinita tra il Creatore e la creatura.
Il punto fondamentale è che solo DIO è l’Essere assoluto, mentre Maria, come ogni creatura, riceve tutto da Lui: la vita, la grazia, la santità. Anche nella sua perfezione, dunque, Maria resta totalmente dipendente da DIO, che è l’unica fonte di ogni bene. Proprio questa consapevolezza permette di comprendere meglio la sua vera grandezza: non autonoma, ma ricevuta.
Un secondo aspetto centrale è che DIO, essendo onnipotente e autosufficiente, non ha bisogno di Maria. La sua presenza nella storia della salvezza non è necessaria, ma è frutto di una libera scelta divina. DIO avrebbe potuto realizzare i suoi disegni in altro modo, ma ha voluto coinvolgere Maria per manifestare la sua gloria. Questo mette in luce sia la totale libertà di DIO sia il valore del suo amore, che sceglie di agire attraverso le creature.
Infine, emerge un significato profondo: proprio nella sua piccolezza, Maria diventa il luogo in cui si manifesta la grandezza di DIO. Il suo “nulla” è riempito dalla grazia divina, diventando segno visibile della potenza e dell’amore di DIO. In questo senso, Maria è la prediletta: non per meriti propri indipendenti, ma perché scelta e colmata dalla grazia, così che attraverso di lei risplenda pienamente la gloria divina.


