Le apparizioni della Santa Vergine ad Adelaide Roncalli, nel piccolo villaggio di Ghiaie, possono essere comprese nel loro significato autentico solo ricordando il contesto in cui ella ne scrisse il diario. Adelaide compose il resoconto delle tredici apparizioni nel periodo più bello della sua vita, trascorso nella congregazione delle Suore Sacramentine. Accolta come postulante nella primavera del 1951, a soli quattordici anni, e divenuta novizia nel 1953, visse quegli anni in una gioia profonda e consapevole.
Scrivendo al parroco don Cesare Vitali, confidò: «Per volere di DIO misi la mantellina. Sapesse quanta gioia provai nel sentirmi finalmente a posto. Come si prega bene davanti a Gesù Sacramentato». Queste parole rivelano il cuore della sua esperienza: il legame inscindibile tra preghiera e memoria delle apparizioni. Fu infatti nell’adorazione eucaristica incessante che Adelaide rievocò le visioni e ne mise per iscritto il contenuto.
Per comprendere le apparizioni, è dunque necessario entrare nel clima di profondo amore eucaristico che ella viveva nell’Istituto, adorando e riparando i peccati contro il Santo Sacramento. Il diario nasce in ginocchio, davanti all’altare, come frutto dell’adorazione e del silenzio contemplativo. In questo stato di preghiera, Adelaide ricordava la prima visione: due colombe bianche dirette verso una luce dorata che si apriva nel cielo, rivelando la Sacra Famiglia. I suoi occhi si posavano sul Bambino Gesù, riconosciuto come lo stesso che adorava nell’Eucaristia.
Nel Bambino ella riconosce lo Sposo divino, con cui si unirà misticamente nella professione dei voti. Così il diario si configura come un’opera nata dall’amore sponsale per Cristo, simile al Cantico dei Cantici. La missione affidata ad Adelaide è eucaristica: ricondurre l’umanità a DIO, perché diventi un solo corpo e un solo spirito nell’amore di Cristo.


