Inizia la lettura della Teologia della perfezione cristiana di Antonio Royo Marin, grande classico della spiritualità cristiana scritto da un sacerdote domenicano del novecento, docente alla facoltà teologica di Salamanca e vissuto a lungo a Madrid. Nella terza parte dell’opera, dedicata allo sviluppo ordinario della vita cristiana, l’autore affronta il tema dei nemici che ostacolano il cammino verso la perfezione.
Il primo e principale nemico è il peccato, sia mortale sia veniale. Seguono poi i cosiddetti nemici secondari: il mondo, il demonio e la carne. Tra questi, la carne è il nemico più temibile perché interno, presente nel cuore stesso dell’uomo. Il mondo può essere vinto rinunciando alle sue vanità e ai suoi applausi; il demonio, invece, fugge davanti ai mezzi soprannaturali della grazia, come la preghiera, i sacramenti e l’azione della Chiesa. Ma la carne combatte dall’interno e rende la lotta molto più ardua.
Royo Marín individua due modalità principali con cui la carne muove guerra all’uomo: l’orrore istintivo per la sofferenza e l’insaziabile brama di godere. Questa tendenza al piacere prende il nome di concupiscenza ed è una conseguenza del peccato originale, che ha ferito la natura umana senza distruggerla. L’uomo, così, tende a cercare il piacere come fine ultimo e a fuggire il dolore.
Secondo san Tommaso d’Aquino, la concupiscenza è l’appetito del piacere, che risiede nell’appetito sensitivo ma coinvolge anche l’anima, data l’unità profonda tra anima e corpo. Tuttavia, il piacere in sé non è cattivo: è stato posto da DIOI nelle attività necessarie alla conservazione dell’individuo e della specie.
Il piacere è buono quando è ordinato al progetto di DIO, come nel mangiare e nella sessualità, realtà ripetitive ma fondamentali per la vita. È proprio il piacere a renderle possibili e umanamente sostenibili. Il problema nasce solo quando il piacere viene cercato come fine assoluto, separato dal disegno divino.


