Nel Vangelo di questa domenica Gesù indica le opere buone per le quali il discepolo è chiamato a risplendere davanti al mondo. Nell’Antico Testamento DIO aveva manifestato la sua volontà attraverso la legge e i profeti; ora, in Cristo, riceviamo la rivelazione definitiva. Gesù non abolisce il passato, ma lo porta a compimento, conducendo la legge alla sua pienezza.
Per spiegare questo compimento, il Signore propone esempi concreti che toccano le relazioni, il matrimonio e il giuramento. Anzitutto chiarisce che l’uomo che vive in comunione con DIO non si limita a non uccidere, ma combatte l’ira, il risentimento e ogni forma di odio. Non basta evitare il male nelle azioni: occorre purificare il cuore e le parole, perché DIO stesso prende sempre l’iniziativa della riconciliazione.
Sul matrimonio, Gesù richiama il testo del Deuteronomio che consentiva il divorzio, ma va oltre ogni concessione: riporta l’unione tra uomo e donna al progetto originario di DIO. Riafferma così l’indissolubilità del matrimonio, non come un peso che imprigiona, ma come un modo di amare fedele e definitivo, sul modello di DIO che non abbandona mai l’uomo.
Infine, sul giuramento, invita a una trasparenza radicale: il nostro parlare deve essere così vero da non aver bisogno di conferme solenni. Queste esigenze possono sembrare impossibili, ma Gesù parla con l’autorità stessa di DIO e non ci lascia soli. Nel Battesimo ci dona una vita nuova, nell’Eucaristia ci nutre, nel perdono ci rialza. Lo Spirito Santo trasforma il nostro cuore e rende possibile ciò che umanamente non lo è. Chiediamo allora non di abbassare il Vangelo, ma di avere un cuore capace di viverlo.


